Un modo, il mio

Quella volta che trovammo il nove di coppe prima di una performance. Siamo a cavallo! Sole era già con me…in gran segreto!

Non è stato il modo migliore, quello ideale. Non è stato il modo in cui dovrebbe accadere, quello naturale. Non è stato il modo giusto, quello in cui tutti si aspettano vadano le cose della vita. Non è stato il modo sbagliato. Non è stato un modo conforme a una regola, a un orientamento, a una religione, a una ideologia. Non è stato un modo facile e neppure uno difficile. Non è il modo che consiglierei a qualcuno e neppure quello che sconsiglierei. E’ stato il mio modo. Mi piacerebbe tanto che esistesse un’entità suprema che, alla fine del viaggio, mi domandasse se ho usato tutte le carte che avevo per compiere il mio diritto alla felicità; se, a prescindere dai risultati, mi son giocata la partita per intero, rigori compresi. Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, io mi son giocata anche le carte delle caramelle, entità cara! Da quando sentirsi appagati è diventato un errore di sistema, o fare ciò che ci piace un atto di presunzione? Quelli che son soddisfatti delle proprie vite vengono guardati con sospetto. Da quando? Da sempre? E perché?

Io ho l’abitudine di prendere appunti ovunque: mi ritrovo pizzini in ogni luogo della casa. Sembra quasi che io lasci messaggi a me stessa. Accade perché non ho mai tempo di scrivere quanto vorrei. A volte mi sorprendono le cose che scrivo. Mi rallegra il non averle lasciate andare, aver trovato il tempo di appuntarle. Altre volte non ho la più pallida idea di cosa volessi dire. E me ne dispiaccio, sinceramente, perché son certa che fosse urgente dirlo. E penso che mi piacerebbe un giorno scoprire il senso di tutte quelle frasi appuntate su improbabili bigliettini, perciò li conservo in scatole di cartone colorato e li distruggo solo dopo averli decifrati e utilizzati. Purtroppo ce ne sono alcuni che non credo capirò mai. Quello di oggi, invece, mi sembra molto bello. “L’Universo premia la buona volontà”. Io ho un sacco di difetti, ma sono letteralmente una donna di buona volontà. Non arretro mai. Di fronte alle difficoltà, al massimo, faccio delle brevi soste, ma non perdo le posizioni conquistate. Mai. Mai più.

Sapevo che io e Sole ci saremmo incontrate, che eravamo scritte l’una per l’altra nel libro dell’Universo, allo stesso modo in cui mi sembra evidente il fatto che io e cana Flora siamo anime gemelle. E così, mentre l’Universo girava per fatti suoi, io mi sono armata della mia buona volontà e, con la determinazione di un ariete e la pazienza di Giobbe, ho tracciato il cammino che mi portava a mia figlia. Chi sarebbe stato mio figlio? Un maschio o una femmina? Dove e come ci saremmo incontrati? Sapevo che le cose più importanti della vita vanno trattate con leggerezza. Non si può avere il passo pesante quando si affronta un passo di danza particolarmente difficile. Ho buttato la zavorra. Tutta. E mi son messa in cammino. Tra difficoltà grandi, grandissime e abnormi. Ho tenuto la rotta. A volte ho perso la direzione, ma ho subito ripreso il controllo del mezzo.

Ed eccoci quà, madre e figlia, travolte dalla pandemia, dalla perdita della amatissima cana. Eccoci quà, tra teatro e danza, tra assenze e poesia, tra scrittura e pannolini, tra bagnetti e storie della buonanotte. Eccoci quà. Lei dorme tra stelline luminose proiettate sul soffitto e lucine soffuse appese alle pareti. Dorme in una scenografia creata apposta per lei, perché faccia sempre bei sogni. Dorme con il suo pigiamino verde, le mani paffutelle e le guance rosse, nella identica posizione nella quale dorme sempre mio padre. Son cose che la Scienza non spiega, e meno male. Dorme dopo aver pianto per reclamare dell’altro latte, il mio latte. Mia figlia dorme nel lettone perché io ho avuto il coraggio di immaginarla e di raccontarla. Mia figlia è mia figlia perché io mi son data il permesso di desiderarla a tal punto da farla diventare vera.

Floppartista è il mio alter ego, un personaggio tragicomico nato per dare un’altra luce all’idea del fallimento. Non è a caso che racconto la mia storia. Vorrei lasciare questa traccia nel mondo, il segno di chi ha capito a carissimo prezzo, quanto ogni essere vivente abbia diritto alla libertà e a dispiegare il proprio essere in ogni direzione possibile. Troppe sofferenze inutili nascono dall’ossessione di controllare le vite degli altri, di sottoporre a giudizio ambiti delle altrui esistenze che appartengono solo a chi le sta vivendo. Il giudizio non è un diritto di nessuno.

A modo mio apparecchio la tavola con piatti di colore e forme differenti, leggo camminando, studio cantando, ometto la punteggiatura oppure esagero con punti e virgole, condisco l’insalata e abbino i colori, canto in una chiave sbagliata, strimpello strumenti musicali, invento danze, creo improbabili dipinti, traccio strade mai battute prima. Perché ho diritto al mio modo. Tutti ne abbiamo diritto. Ed è per te che ti senti perso/a nel mare dei giudizi altrui, che scrivo questa storia.

Pubblicato da Floppartista

Roberta Guerrera is an actress and multidisciplinary artist born in Italy. She is graduated in theatre and cinema. Since having finished a BA in Theatre and Drama at La Sapienza University in Rome she has branched into experimental and socially inclusive theatre and has studied and performed with artists from England, Czech Rep, Spain, Russia, Argentina, Denmark, Germany, Egypt, Australia and Italy. She has performed with touring companies and also with her own groups such as OffProjectTheatre and Off Theatre. She has been featured in many stage productions, plays, movies and dance perfomances. She has been leading workshops in theatre and drama, has worked in many theatre integrated courses for ‘Italian Federation of Social Theatre’ and collaborates with Teatro Patologico. Artistic director in many children theatre festivals she has worked on plays and workshops exclusively directed to young people. She is also a playwright, screenwriter, a contributor to magazines and journals and a novelist. Her plays have been staged in various contemporary art festivals in Italy. She is currently working as actress in Italian theatre and cinema productions and as theatre and drama teacher with schools and art factories in Lazio (Italy). She also works in contact-tango, physical theatre and contact-improvisation, creating and participating in performances. She's obsessed with stories: telling, listening to, eating, acting, inventing them. It's everything about stories!!!

2 pensieri riguardo “Un modo, il mio

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