Il mio sistema immunitario ha bisogno di un abbraccio

photo of gray koala bear hugging tree
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Il titolo di questo articolo risale al 17 aprile 2018. Ho il vizio di non buttare mai niente di ciò che scrivo. Prima o poi, penso, potrebbe tornare utile. Anche solo un titolo e un incipit possono essere un ottimo trampolino di lancio per una novità. Cassandra, ecco chi sono! E questo era l’incipit:

‘Come si può, serenamente, vivere così? Da quale parte del mio corpo, dell’anima, de che…da che parte escono tutte ste domande, curiosità, urgenze, parole??? C…’.

Poi più niente. Cosa volessi dire, a cosa stessi pensando…non ne ho la più pallida idea. Semplicemente, mi ha fatto sorridere questo titolo così reale e così appropriato al momento attuale. Rimane vero che il mio sistema immunitario è in deficit d’abbraccio da molto prima che questo divenisse più illegale delle droghe leggere o pesanti. Rimangono veri tutti i pensieri, parole, curiosità, urgenze che mi trafiggono l’esistenza da sempre. Un caos difficile da gestire, ma sempre molto fertile. Potrei dire che ciò che rende fertile un terreno è la varietà dei nutrienti che esso contiene…o no???

Dopo ore di poppate, giochini, canzoncine, ninne e nanne, e ripoppate e ricanzoncine e rininne nanne, finalmente Sole dorme. Purtroppo non dorme sonni molto tranquilli, ultimamente. Abituata come era ad andarsene in giro fin dal terzo giorno di vita, forse sta risentendo anche lei della prigionia. Oggi ha versato la sua prima lacrima, non di dolore e nemmeno di gioia. Era semplicemente una goccia che lubrificava un occhietto arrossato. Son le prove generali per un uso meno meccanico e più poetico delle riserve idriche. Quindi, Sole lacrimò per la prima volta il 22 aprile 2020 nel giorno 43 della prigionia pandemica.

Si può serenamente vivere così. Con tutte queste domande, curiosità, urgenze e parole. L’importante è dar loro libero sfogo. Le domande-curiosità-urgenze-parole hanno il diritto e il dovere di esistere. Basta farci pace!

Vedete da voi stessi come corrono, disordinati, i miei pensieri, come fatico a punteggiarli, a ordinarli, ma hanno anche il carattere della necessità e dell’urgenza, sono liquidi come l’acqua di un fiume e contemporaneamente vischiosi come lava. Nei pochi momenti che mi posso concedere per scrivere viene fuori una piccola percentuale dell’eterno discorso elaborato dalla mia mente in un continuo divenire di dubbi, considerazioni, immagini, idee…la mente dissociata. La mente dissociata è molto artistica e molto difficile da gestire. E’ iperproduttiva e rumorosa, ma tanto bella, come un monumento complesso creato da un artista capace. Prima la odiavo. Adesso la cavalco con amore e la uso al meglio. Prima volevo metterla a tacere. Adesso la ascolto con tenerezza e pazienza. Lei sa dove andare. Bisogna solo avere l’umiltà di seguirla. Lei, la mente dissociata, si accorge di particolari che sfuggono alla maggioranza(senza offesa, eh), coglie tutta la realtà circostante in una sola occhiata. La mente dissociata è un ragno. Vede da tutti i lati, e tesse tesse tesse. Non bisogna cercare di guarirla. Bisogna domarla con amore e non smettere mai di galoppare sulle sue ali.

Di fronte al mio balcone, al secondo piano di un palazzo a destra, in un appartamento con piccola terrazza annessa, vive una persona anziana. Non che io l’abbia mai vista, ma deduco che esista dal fatto che tutti i giorni, più volte al giorno, una signora di mezza età con un accento di un non meglio identificato Est, esce sulla terrazza per fumare. Prima della pandemia era una presenza silenziosa. Non sapevo che voce avesse. Rimaneva sull’uscio a fumare il più in fretta possibile. Poi, la clausura ha cambiato le carte in tavola e la signora si è presa, finalmente, un ruolo da protagonista. Non è più un’ombra, una funzione di un anziano immaginato: è una mamma, forse, o una zia, oppure una nonna o chissacché. La prima volta che ho sentito la sua risata squillante mi si è aperta una breccia nel cuore. Mi sono affacciata e l’ho vista seduta sulla panchetta di pietra del terrazzino, evidentemente impegnata in una videoconversazione; parlava fitto fitto, poi rideva. Mi è sembrato di vedere dall’altra parte del telefono, dall’altra parte dell’Europa, dall’altra parte della medaglia, dalla parte del cuore. Volevo gridarle che ero felice di sentirla, finalmente, quella sua bella voce, che alla fine di questo incubo sarei andata ad abbracciare lei prima di ogni altro. Mi son sentita una specie di Nanni Moretti in Bianca (da vedere).

‘Signoraaaa, buongiorno. Come stanno i nipoti? Le spiace se, appena possibile, corro ad abbracciarla? Possiamo salutarci tutte le mattine? Sa che ho l’impressione di conoscerla da sempre?Forse siamo state vicine in una vita precedente. Signora,io le voglio bene e anche la mia bimba…’ e via di questo passo finché, se fosse realmente accaduto non fossero stati allertati gli organi competenti perché una pazza dal balcone minaccia una sconosciuta di abbracciarla!

Beh, il solo pensiero della signora dell’Est e delle sue risate finalmente libere di uscire, mi ha ristorato il sistema immunitario. Niente mi impedisce di pensare al nostro abbraccio. I am a believer. E penso anche che il mondo è pieno zeppo di brave persone che fanno poco rumore perciò non ce ne accorgiamo. Io sono avvantaggiata. Sono un ragno con una vista di falco. Vedo tutto. Sarà un po troppo? Ma no, dai. Piatto ricco mi ci ficco. Soggetto per un altro breve racconto…stay tuned…sempre!

 

 

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