Il giorno in cui morì Sepulveda

E’ per questo motivo che verrà ricordata la giornata del 16 aprile 2020. Sarà per sempre il giorno in cui morì Sepulveda. Troppo presto, siamo tutti concordi. Che beffa. Scampato a torture e persecuzioni, senza patria ne casa, finisce sconfitto da un virus: il temibilissimo covid-19. Chissà come l’avrebbe raccontato, lui, questo pessimo episodio della storia mondiale, se solo fosse sopravvissuto per farlo. Quindi, giornali e telegiornali del futuro titoleranno il 16 aprile con un ‘Oggi ricorre l’anniversario della morte di Luis Sepulveda eccetera eccetera’, aprendo così il vaso di Pandora dei ricordi della pandemia e i nonni a raccontare ai nipoti e le nonne a commentare con le mamme e un coro di ‘Io c’ero’ si leverà, con tanto di interviste e speciali dei tiggi:D. Sul mio diario no, non sarà Sepulveda il protagonista della giornata e la Pandemia si nominerà solo di striscio. Per me il 16 aprile del 2020 sarà un altro giorno in cui Sole è stata sveglia per 12 ore e 37 minuti, piangendo a intervalli, più o meno regolari, di mezz’ora l’uno dall’altro.

Era il 16 aprile 2020, una giornata calda,un sole splendente entrava borioso dalla finestra dello studio (oramai nursery e stanza dei giochi). Due larghe strisce di luce dipingevano il tappeto e il viso di Sole, sdraiata a fare esperimenti di sollevamento e gorgheggio. Se una notte d’inverno un viaggiatore…Avevo una gran voglia di dissolvermi, magari fondermi con le ceneri di Cana, costretta a ‘riposare’ in una scatola da gatti. Avevo una gran voglia di avere ancora un corpo mio e un po di tempo mio solo mio. Avevo una gran voglia di perdermi nelle mie fantasticherie come non facevo da anni e di scrivere oddio che voglia matta di scrivere avevo. Lo avevo fatto la notte precedente, fino alle tre, innescando così una serie di ritardi e seccature che avrebbero portato la mia bimba a protestare piagnevolmente (a me sembra meglio di petaloso) per tutta la giornata successiva.

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Era il 16 aprile 2020, la mia bimba di cinque mesi, avida di latte e di pelle materna, non mi dava tregua. Avevo provato a prendere un po di spazio, ma l’unico parcheggio disponibile fu quello che mi consentì di lavare i pavimenti e stendere le coperte a prendere aria, ad abbronzarsi fuori dalla finestra. Avrà caldo, avrà freddo, il culetto arrossato, il pannolino sporco, o forse sonno oppure le staranno spuntando i dentini o una banale fame? cambiata lavata allattata pettinata e intrattenuta e…niente. Il piantolino ricominciava daccapo. E certo che mi dispiace della morte di Luis: mi piaceva da matti e non parlo solo delle favole, che hanno letto quasi tutti. Lo leggevo fino a qualche anno fa, abitualmente. Poi la politica mi aveva stancata e così mi ero data alle letture leggere, senza risvolti impegnati, ma…stiamo parlando di Sepulveda, eh!

Il fatto gli è, carissimi lettori…che non c’era stato proprio il tempo, ne fisico ne mentale, di concepire il dispiacere. Il fatto gli è…che tutto il mondo attorno a me sembrava avere un oceano di tempo da impiegare e io non sapevo più dove prenderlo il tempo che mi serviva. E, come per i soldi, pensai ‘Beh, se ci sta qualcuno che ne ha in disavanzo e non ha proprio niente da farci…non sa come impiegarlo…che lo dia a me. Io non avanzo mai nulla, figuratevi il tempo. E mi sarebbe tanto necessario sia il tempo che il danaro. Beh!

Faticai non poco ad arrivare alla fine della giornata. Mangiai troppo e con troppa avidità. Mia figlia Sole, di cinque mesi e pochi spicci di giorni, scoprì di avere i piedi e dei propri piedi scoprì di prediligere gli alluci, ma fu tragica la scoperta che le era assolutamente impossibile infilarli in bocca. Prevedo comunque sviluppi futuri. Alle 23.37 Sole si addormentò, anche se in un paio di occasioni temetti un risveglio precoce. Di sottofondo andava il rumore della lavatrice in centrifuga infernale. Finalmente il mondo si era spento. Era il mio tempo.

Ma non mi bastarono le forze. Da una parte la voglia di scrivere, di partire sul tappeto dorato della fantasia e del ricordo e dell’amata nostalgia, mi incantavano come ai topi il pifferaio di Hamelin, ma il corpo era un grumo di stanchezza e la mente un groviglio di imput preoccupanti. Mi sedetti comunque a buttar giù questo articolo: era davvero urgente l’impulso che avevo, ma non andai lontanissimo. La lavatrice urlava con gli ultimi giri di centrifuga.Gli occhi non stavano aperti. Il pensiero della lezione di yoga del mattino seguente mi perseguitava. Mi sarei svegliata in tempo? Feci circa ventisette viaggi tra la cucina, dove stavo scrivendo, e la camera da letto, dove Sole dormiva. Controllora.

Oddio ti prego ti supplico o fatina dei bimbi addormentati fate che non si svegli…che faticaaaaaaaaaa!!! Quella notte, mi ricordo, andai a letto alle due, circa. Sole dormiva. Se il giorno seguente mi svegliai in tempo per la lezione di yoga è cosa che ancora non posso dirvi. Fui comunque felice di essermi concessa quella occasione. Non avrei più smesso, ne ero certa.

Buonanotte.

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