Natali

Questo raccontino non è nuovo o originale. Lo avevo pubblicato qualche anno fa sul vecchio blog e poi sulla mia pagina facebook. Ritrovandolo mi sono accorta del suo potere evocativo. Mi sono immersa nel profumo di chiodi di garofano e cannella, ho ricordato la mansuetudine che ti regalano l’amore e il tempo. Da ragazzi si danno per scontate tante cose, per fortuna.

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Chi la vede vince un premio : )

Da adulti e un pò vintage si apprezzano quelle cose scontate e si coltiva maggiormente la gratitudine, per fortuna. La nostalgia può essere un’ancora che ti lascia ferma in porto, oppure un propulsore che ti lancia verso il futuro, garantendoti il rifugio degli amori passati. Oggi che tanti esseri umani mi hanno delusa e tradita, ritrovo questi echi antichi come consapevolezza dell’amore ricevuto e della sua immancabile imperfezione. 

L’albero di mia nonna aveva palline di ogni colore, addobbi lanciati sui rami finti senza nessuna logica o gusto. L’albero di mia nonna era vecchio perché era lo stesso albero da vite addietro. L’albero di Natale di mia nonna aveva una lunghissima storia. Quell’albero prometteva moltissimo, tutti gli anni. Generalmente veniva addobbato nel ‘salotto buono’, quello che si apriva una volta l’anno per riunire tutta la famiglia. Era semplice la vita secondo mia nonna. La vita si doveva friggerla o, al massimo, farcirla. Io son così d’accordo con lei!

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Non posso mettere immagini natalizie: troppo banale. Lei è più bella. Sempre!

Il Natale a casa di mia nonna era pieno di promesse e di speranze. Non sono mai disattese le speranze quando puoi addentare le crocette di fichi secchi imbottite di noci.

Non sono mai disattese le speranze finché qualcuno ti prepara da mangiare e ti racconta una storia.

Dio veniva a trovarci mentre giocavamo a tombola con le cartelle di cartoncino. Purtroppo ci trovava distratti perché segnavamo i numeri con i fagioli secchi che cadevano rotolando sul pavimento e bisognava richiamare gli stessi numeri daccapo più e più volte. Mia nonna non perdeva mai la pazienza. La faceva perdere agli altri.

Mia nonna era terrena, forse la divinità della materia. Questo la rendeva divina nel nutrirci. Trascorreva intere giornate in cucina per assicurarsi di aver fritto davvero tutto il cibo che ci avrebbe servito. Il menù natalizio tipico comprendeva broccoletti, cotolette, crocchette, pasta al forno, polpette, patate fritte (ovvio), peperonata, salsicce, frittelle di carciofi, fagioli, tortellini anche e poi fritture miste e altri ‘contorni’ fritti. Seguivano dolci e spumante dolce. I miei zii e mio padre si lamentavano perché lo spumante dolce non è una roba seria. Lei rideva perché lo stress non era di sua competenza, aveva fatto il suo dovere, mantenuto tutte le promesse.

Non sai mai quanto ti mancheranno certe ‘stranezze’.

Casa di mia nonna a Natale profumava di spezie, chiodi di garofano e cannella, di pandoro appena scartato e di torrone di mandorle. Il torrone di mandorle lo faceva nonno. Lui con la materia non aveva attinenza, era filosofo, poeta, matto e medico. Il suo torrone, infatti, era divino e filosofico. Sapeva quanto zucchero, quante mandorle, per quanto tempo mescolare nel calderone di rame. Se eri fortunata lo trovavi all’ opera nei giorni che precedevano il Natale. Era intento a compiere la magia, con la testa china sulla pentola enorme, ma non negava mai una parola d’accoglienza alla bimba viandante che aspettava di addentare i minuscoli pezzi di paradiso croccante.

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Qui la si può ammirare in una versione molto natalizia.

Mia nonna aveva talento con i soldi. Si giocava a bestia e sette e mezzo nel pomeriggio di Natale. La nonna ripuliva tutti, figli e nipoti e non graziava nessuno. Poi, però, ci consolavamo con le zeppole.

Che Natale è senza le zeppole?

Ripiene di olive, pomodoro e acciughe. Io le preferivo senza le acciughe. Le zeppole fritte erano un’altra meravigliosa promessa mantenuta. Poi c’erano quelle vuote, modellate a ciambella, che indurivano presto, ma che goduria affaticarsi a morderle anche quando erano diventate un pò gommose. Il Natale era una promessa mantenuta, una bella storia raccontata a bassa voce, ci si poteva illudere che tutto sarebbe andato bene. L’odore di frutta secca, le spezie, il caffè già zuccherato erano ingredienti di una storia che solo noi sapevamo raccontare.

Per questo dovremmo conservarle le storie, per inventare un pò di gioia quando il tempo rischia di indurirci e la fatica ci maltratta il cuore.

3 pensieri riguardo “Natali

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