Il cassetto delle cose di riposto

Nonna Gioia era pronta a tutto. Forse perché aveva attraversato la guerra con la forza di un orso che protegge i suoi cuccioli. La nonna sapeva sempre dove, sapeva come, sapeva cosa. La cucina della casa di nonna era la sala macchine di un’astronave verso il paradiso. La cucina della nonna bolliva, friggeva, impastava sogni. Vi ho mai raccontato di quella volta che voleva telefonare a Maurizio Costanzo per intimargli di farmi lavorare perché io ne avevo diritto più di ogni altro e lui aveva il dovere di fare giustizia? No? Beh, per fortuna sono riuscita a fermarla, ma non è stato facile. Nonna Gioia era così: la versione umana della cana. Niente e nessuno poteva farle cambiare idea. Credo che la canide ospiti tutto o parte dello spirito di mia nonna.

nonna papera
Nonna Gioia non le somigliava affatto, ma cucinava bene quanto lei. Forse meglio, ma chi mai potrà dimostrarlo?

Ogni stanza della casa aveva un odore differente e tutte, dico tutte le stanze, avevano scomparti e ripostigli segreti dai quali tirava fuori ogni bendidìo. Scatole di latta, scatole di legno, barattoli, contenitori di tutte le fogge al cui interno aveva ‘nascosto’ la soluzione a ogni problema. Si, credo proprio sia stato per via della guerra che la nonna non volesse farsi prendere mai alla sprovvista, mai. E’ lo stesso motivo per il quale domandava di continuo “Cosa ti faccio da mangiare?”. Il sacro compito delle nonne di tenerti in carne e al sicuro dal perire di fame e stenti, era brillantemente assolto dalla mia, che, però, badate bene, non era la Nonna Papera: era una signora elegante e bellissima che in cucina diventava la supereroina dei fornelli, in salone era la regina del te delle cinque, in paese era La Signora moglie deIl Dottore (nei paesi i personaggi hanno titoli che diventano nomi propri) e quando entrava in chiesa neanche Dio poteva resisterle, perché non pregava, ordinava. Che spasso di donna.

Nonno Mimì era tutto l’opposto. Voleva stare tranquillo. Pure lui era bello come il sole.

gialli
Nonno leggeva questa roba, roba buona, e ne aveva lo studio pieno. Queste copertine le ho sempre adorate.

Aveva i suoi rituali, le sue abitudini, faceva le stesse cose allo stesso orario, si divertiva a zappare l’orto della casa al mare, a piantare le rose, a interrare bulbi, a fare la settimana enigmistica da cima a fondo, a leggere i gialli (quelli tutti gialli davvero) di Mondadori.  Aveva la sua poltrona, la sua tazzina, il suo bicchiere. Insomma, era un po’ abitudinario. Lui, però, di risorse ne aveva altrettante, perché era un dottore e salvava la vita della gente. Era stato il medico della nonna…galeotta fu la medicina! Quando arrivava, biondo, occhi azzurro verde, macchina cabrio (così raccontava la nonna) a fare la visita, beh,la nonna si è innamorata del dottore ed eccomi quà: pensa che giro ha fatto l’Universo per arrivare a Floppartista.

Ma il cassetto delle cose di riposto era una diarchìa (forma di governo nella quale due persone esercitano lo stesso potere con pari dignità). Se la cucina era un’ astronave, quel cassetto rappresentava la porta verso ultramondi infiniti. A me piaceva moltissimo sentire pronunciare la parola ‘riposto’ dalla nonna. Era una parola strana, antica, con un accento dialettale. Si trovava nello ‘stipo’ (altra parola meravigliosa della nonna) di legno scuro con gli intarsi legno su legno che pagherei non so che per rivedere anche solo un’altra volta. Era un cassettino, non molto grande, di plastica scura, montato su guide di metallo. Roba di altri tempi perché scorreva benissimo, non si inceppava se non quando ci rimanevano incastrati gli oggetti che erano diventati troppi. C’era di tutto,roba da maschio e roba da femmina mescolate in un minestrone colorato e disordinato nel quale affondavo la faccia e le mani per trovare La soluzione.

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Le cose belle e inaspettate ci piacciono. Io, ad esempio, ho il letto con sorpresa.

Un martello la cui testa si staccava sempre, un aggeggio per bucare la cinture, nastrini colorati, chiodi, viti, carta da regalo, puntine da disegno e un sacco di oggetti apparentemente inutili, dalle strane fogge, che alla fine riuscivano a risolvere qualunque problema. Non c’era niente che avesse neanche un minimo valore. Erano tutti oggetti che non valevano nulla, spesso vecchi o vecchissimi, buttati li a caso. Erano tesori di valore inestimabile. Dove sarebbe potuta andare a finire la mia fantasia patologicamente prolifica se non si fosse immersa nel caos primordiale del cassetto delle cose di riposto. E quanti problemi sarebbero rimasti irrisolti senza questo fidato amico.

Nonna mi diceva: “Tienine sempre una di riposto”. “Una di cosa, nonna?”. “Una di tutto, così non ti trovi mai senza!”. Se sapesse (o forse sa) nonna Gioia quante volte l’ho ringraziata di avermi trasmesso la mania di comprare due di tutto così…non rimango mai sprovvista.

 

 

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