Al tempo delle cartoline

Quando era bambina mia sorella aveva una cartella rossa con i cuoricini rosa e il manico di plastica rosa. Già: cuoricini rosa, che romanticheria. Non mi è mai piaciuto il rosa perché era il colore delle femminucce. Ma quei cuoricini mi facevano allegria. Oggi, improvvisamente e non so per quale motivo, mi è venuta in mente la cartella di mia sorella, proprio quella. E dire che ne ha avute tante, perché proprio quella? Mia sorella è arrivata dieci anni dopo me e mio fratello, non ha visto i tempi in cui le cartelle non si ricompravano se non erano sfondate.  Giustamente: lo spreco non era nelle nostre corde. Non ha neanche annusato i giorni in cui i libri si legavano con una cinghia e si camminava verso scuola fischiettando, con la schiena storta e tutti i buoni consigli dell’ortopedico andati a farsi friggere.

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Sono nata qui ed è su queste rocce che ho dato forma ai miei sogni!

Ci penso e ci ripenso e ancora non so perché mi sia venuta in mente quella cartella delle elementari, rossa con i cuoricini e il manico di plastica rosa. Forse perché vorrei averne una adesso. Forse perché vorrei avere quegli occhi, quelle speranze, quella grinta. Forse perché non ho mai voluto cuori rosa. Chissà! I desideri e i sogni dei bambini! Sono il futuro. Non dovremmo prenderli con tanta leggerezza. Non dovremmo permettere neanche a noi stessi di dimenticarli, di manometterli, di abdicare! Se il mio mondo di oggi somigliasse ai miei sogni di bambina, abiterei in Paradiso!

La cartella a cuori di mia sorella mi è venuta in mente mentre pensavo ai tempi in cui si mandavano le cartoline. Molti di voi non se le ricordano, le cartoline. Io ne ho una collezione stupenda. Le cartoline erano una finestra su un mondo reale reso un po’ finto dalla carta patinata e dal desiderio di cancellare ogni difetto. Esclamazioni come “Sembra una cartolina!” sono nate proprio dall’effetto che queste speciali foto riuscivano a fare sull’occhio umano: il luogo rappresentato era perfetto! Per la proprietà transitiva della perfezione: i sogni dei bambini sono perfetti. Io sognavo di fare esattamente quello che faccio adesso, ma i protagonisti erano tutti bellissimi (non belli come nelle riviste di moda: belli dentro che quando li guardavi splendevano!), la gente si voleva bene, le bollette non erano costrette a scadere, le vacanze si trascorrevano in giro per il mondo e tutti tutti tutti mi rispettavano. I mostri si sconfiggevano assieme. C’era una squadra forte: il mio team era numeroso e invincibile.  Siamo due, invincibili boh numerose mah.

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Quando la bellezza diventa cartoon, la cana risponde e Floppartista accompagna!

Se ci mettiamo dentro tutte le nostre personalità, pero’, ci esce una partitella di pallone.  Insomma, io immaginavo una sorta di ‘Tutti insieme appassionatamente’, ma con una botta di rock e una pennellata di manga o di cartoon europeo o sudamericano: l’ importante era metterci disegni, vignette o didascalie. Ovviamente, gli animali erano presenti in misura maggiore degli esseri umani. La giustizia era sovrana. Poi cresci e ti mandano dallo psicanalista perché ti insegni ad accettare che il mondo fa schifo, la gente fa schifo, che è meglio attrezzarsi a stare nel letame piuttosto che aspirare a costruire un angolo di mondo pulito dove vivere con i tuoi cari e mangiare vegetali perché non hai voglia di uccidere nessuno: fosse per te non faresti fuori neanche le zanzare. Eh, no eh no così non va. Sei matta?!

Era bello, però, il tempo delle cartoline. Io disegnavo fumetti (orrendi, a dire il vero, ma con tanta creatività) sui fogli a quadretti piccolini delle elementari, quelli dei quaderni che bisognava risparmiare, ma a me di fronte a un foglio di carta vengono i raptus praticamente da quando sono nata. E mandavo tante cartoline. Quando c’erano le gite, per esempio, era un’orgia di cartoline: ai nonni, che meraviglia,e agli zii, amici, cugini, parenti e a mamma e papà per far vedere che avevano fatto bene a permetterti di visitare quei luoghi meravigliosi. ‘Saluti da San Marino. Qui è tutto bellissimo, nonna. Ti piacerebbe. Un giorno ti ci porto. Ti voglio tanto bene. Tua nipote (la preferita, lo so) Roberta. A una così, così ingenua, così matta, così intelligente, così piena di buona volontà, così ostinata; a una così,si può davvero chiedere di girarsi dall’altro lato, di fare buon viso a cattivo gioco, di non lottare per la giustizia? La risposta è NO. Non lo fate.

Io posso scrivere quattromila parole al giorno in lingua inglese e su ogni tipo di argomento. Immagina quante ne posso scrivere se stanno nella mia testa e non devo fare altro che farle uscire. Posso invadere il mondo con le mie parole. Posso fare ciò che mi pare, capisci? E lo faccio. Le parole guariscono, perché raccontano storie. Le parole uccidono, offendono, distorcono, perché raccontano storie. La differenza è nel tipo di storia e nella volontà dell’autore. Adesso son qui a scrivere le mie cartoline d’amore per correggere la bruttezza delle cartoline che ho ricevuto. So che non volete vederle, ma ci sono le storie brutte e devo assolutamente farle uscire, perché così arrivano i buoni e vinciamo. Non mi arrendo, ragazzi. Per oggi e solo per oggi, ho ancora più di tremila parole e ho passato agosto all’inferno quindi…

Questa è una delle cartoline di Millerrauth29, che io vorrei vedere in faccia. Ex datore di lavoro, che mi ha rubato circa novemila parole, mie e non come dice lui copiate!!! Gliele regalo,povera anima del Purgatorio, ma il resto no, su quello VOGLIO GIUSTIZIA.

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Non deve più succedere. A nessuno! Millerrauth29, datore di lavoro su Freelancer

 

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