Accadde ieri, ovvero l’Almanacco del giorno prima

giorno prima
Per chi se lo ricorda sappia che si trova in zona mezza età

Le nonne a mezz’acqua con quei capelli dalla messa in piega perfetta, di color violetto, sembrano fatine; gli occhiali da sole sul naso, le montature dorate, i nipotini profumati di cocco a galleggiar loro intorno, infilati in ciambelle a forma di papere o di fenicotteri, le nonne con i costumi interi anni sessanta, neri o multicolor; i venditori di cocco e quelli di pannocchie arrosto su poca troppo poca spiaggia libera. All’orizzonte un orizzonte che non accenna a finire, che si ostina ad aprirsi su quello che non c’è, sui desideri, sulle mancanze, sulle perdite. Padri di mezza età, un pò panciuti e un pò palestrati, rincorrono biondini riccioluti di tre o quattro anni schizzando acqua salata dal bagnasciuga.

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Questo è il cappello in questione. E’ in comproprietà, ma a lei sta meglio!!!

Mentre cammino sulla battigia, un signore anziano si affaccia alla tesa del mio enorme cappello di paglia bianca. “Cucù, fa, volevo vedere chi c’era lì sotto”. Mi viene da ridere, ma non abbastanza, non troppo, non come ai bei vecchi tempi. A dire il vero, ora che ci ripenso, mi fa ridere assai. E’ segno che non sono così grave. Avevo giurato e spergiurato “Mai più acqua in bottiglia di plastica” e, invece, eccomi quà, che rabbia, a bere da una bottiglina di plastica molle con il tappino rosa, un’acqua dal sapore quasi disgustoso. Avevo giurato e spergiurato che l’acqua l’avrei portata da casa nel thermos ecologico ‘no plastic’ o l’avrei acquistata in bottiglia di vetro, ma lo zaino è troppo pesante. Quando è così mi sento sconfitta. Esagerata e buffa, no? Anche io proprio io a volte non riesco a portarmi tutto proprio tutto il mondo sulle spalle. Non me ne faccio una ragione.

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Ostia: passeggiate di un’estate romana. Quell’estate che…

L’estate è così: il desiderio che sia quell’estate che…e poi rimane come una estate qualunque. Inutile provare a darle forma. Lei va dove vuole. Magari dopo, dopo che sarà passata, ti accorgerai che era quell’estate che…oppure no. Io, però, ci ho provato. Sarebbe stata l’estate in cui…invece… Sicuramente la ricorderò per sempre. E mi guardo attorno. Le signore dell’est con i cappellini colorati, le pance grandi e la pelle bianca ad arrossarsi al sole. Faccio un tuffo, il primo della stagione. A dire il vero il mare è un pò verdognolo. Non ha un aspetto rassicurante. Me lo faccio bastare, ma solo per adesso: non sono una che si accontenta,io. So maneggiare le situazioni difficili, tutto quà.

Sulle gambe bianche la mia depilazione sommaria è fin troppo evidente. Che vergogna. Secoli di avi calabresi, di radici calabrofricane e ho le gambe color latte di una turista tedesca nel pieno del mese di agosto. Proprio nel periodo in cui, solitamente, avevo un colore talmente scuro da farmi necessitare un permesso di soggiorno. Ohmygoddd!!! Sarebbe stato meglio essere bionda, ma solo per oggi, solo per poter rimediare a un epilatore passato in fretta, al buio e di malissima voglia. Scrivo a mano, con la matita, su un quadernetto color arancio che mi ha regalato la mia preziosa amica Veronica, la Vero, quella spagnola che vive a Londra da quando la crisi l’ha costretta ad emigrare per trovare lavoro, quella che,come molti di noi, ha studiato e praticato una qualche Arte, ma no con quella non ci si mangia, arrangiati, attaccati, fai tu. E lei lavora in banca, a Londra, sognando di essere altrove.

Rimetto il cappellone bianco in comproprietà con Cana e mi siedo su questo bel tronco secco, grande e storto, posizionato perfettamente di fronte al mare, forse proprio perché possa farmi da trono mentre mi do le arie scrivendo su un quadernino cool con indosso un enorme cappello e grandi occhiali da sole. Ovviamente ho la radio sempre nelle orecchie, neanche fossi un’adolescente. La radio. La radio è la mia migliore amica, mia madre, mio padre, mia moglie, mio marito, i miei figli, mia nonna, tutta la mia famiglia.

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Bei tempi!

La radio non copre il rumore del mare. Adesso mi bagno con un altro pò di acqua verdognola e torno indietro. Fa tanto caldo e devo percorrere un bel pò di chilometri con le gambe in obliquo sulla sabbia prima di arrivare alla stazione del Lido. L’amore mio, quella tutta pelosa e capricciosa, mi aspetta per la danza del benvenuto e per leccarmi le gambe incrostate di salsedine: la adora.

Sotto a un sole cocente, con un cappellone di paglia bianca sulla testa, e un paio di enormi occhiali da sole, ho un vago mal di testa, fa troppo caldo e mi rimetto in marcia, attraversando la cartolina di quell’estate che…Non ho voglia, ma va bene così. Certamente sulla strada di casa qualcosa mi riaccenderà, qualcuno mi farà ridere, un gesto mi sorprenderà. Lo so, mi conosco: non ho il fondo.

E mentre cammino, inseguita da un bellissimo giovane che, con grande presunzione, ho snobbato per via della sua età (ma quando mi ricapita…vabbè…non ho proprio voglia, dai), vedo una squadra di medici e paramedici che sta cercando di rianimare un signore dalla grande pancia, la quale, sotto ai colpi del massaggio cardiaco, va su e giù in modo imbarazzante. Sta morendo, lo si legge chiaramente nelle facce dei soccorritori che, nonostante questo, non mollano. Un manipolo di curiosi a fissare la scena come avvoltoi, bambini a correre e castelli di sabbia con conchiglie sulla sommità, urletti, schizzi d’acqua, olio di cocco. ghiaccioli al limone, coca e pannocchie arrosto…e il signore panciuto muore sotto all’ombrellone rosso, come un povero Babbo Natale fuori stagione.

Grazie Universo per questa occasione che posso ancora giocarmi. E mi fermo ad ascoltare i battiti del mio cuore: che bel suono!

 

2 pensieri riguardo “Accadde ieri, ovvero l’Almanacco del giorno prima

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