Facaldo

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Dallo spot tv di” Antò, fa caldo!”.

Ve lo ricordate quello spot dove una ragazza strafiga ripeteva con voce monotona ‘Antó fa caldo’. Le due parole fa e caldo si fondevano in un solo suono, tanto facevacaldo. Come fossero di burro. Avrei troppe cose serie da dire, cose importanti, ma non mi sopporto più con tutte le mie battaglie per la verità e la giustizia e la libertà e tatarata; battaglie che mi tolgono la voglia di una risata…aaaahhhh…ci avevo una risata, io, un tempo, ci avevo una risata che resuscitava i morti. Così, per ritrovare questa ricchezza smarrita, scelgo giorni dove non possono abitare le battaglie, le armature, i cavalieri e le lance. Scelgo mattine in cui non devo niente di importante. Mi limito a fare una cronachella di una mattinata torrida in città nella quale vado a vedere il saggio dei ragazzi di seconda media (Turandot), nella quale ho deciso di far cadere ogni intoppo cosí si fa male lui e non io, nella quale sto sul bus che è passato presto e le parole si sciolgono l”una dentro  l’altra per diventare suoni monotoni tanto facaldo.

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Ho ingoiato un rospo di troppo. Adesso lo sputo!

Nel bus, che era arrivato sorprendentemente presto, c’era l’aria condizionata, l’autista era gentile con tutti, c’era posto a sedere e avevo addirittura temuto che sarebbero passate le hostess con i quotidiani e il carrellino delle bibite. E se per il caldo il mondo si fosse sciolto e ricomposto in una forma migliore? Seperilkcaldo…??? Questo stavo pensando un paio di giorni fa cercando di sopportare ancora per un pò i continui disagi di una vita buffa.

Sul palco erano saliti 22 ragazzi di seconda media: una babele di lingue, religioni, abilità, che fanno venire la pelle d’oca quando li vedi funzionare assieme come fossero un meccanismo perfetto. Avevo già dato una mano il giorno precedente. Dovevo solo sedermi e godermi lo spettacolo. Invece…il pc non partiva, i collegamenti erano sballati, il nervosismo saliva assieme al profumo di cento adolescenti seduti in platea. Mi son seduta alla consolle a mettere le musiche assieme alla prof. Forse proprio perché facevacaldo le consolle si scioglievano e mi costringevano a darmi da fare anche quando noneavevovogliaffatto.

Guardavo il copione traccia 1 traccia 2 traccia 3 sfuma a zero tieni sottofondo; guardavo il palco, le magliette bianche dei piccoli attori e il passato si scioglieva nel presente. Sarà che facevacaldoassai: ho rivisto la scenografia di t-tshirt che avevo ideato millenni fa (le stesse che indossavano i ragazzi), il volo per New York con la mia amatissima compagnia di matti, le ore trascorse a provare nei pomeriggi roventi di giugno, i soldi che non arrivavano, le lezioni di LIS, la lingua dei segni, per poter comunicare con Elisa, i soldi negati, i genitori dei ragazzi a fumare nei cortili, la mamma di Andrea beccarsi l’ictus il giorno dopo avermi confessato “Andrea ha solo me al mondo. Se mi succede qualcosa lui che fine farà?”. Che fine ha fatto Andrea?

Non funziona. La cronachella si complica e torna ad essere pesssaaaanteeee. Uffff. Quando facaldo i pensieri si sciolgono e le delusioni diventano un solo grande boomerang colloso. “Antò, facaldo”. A questo punto bisogna saccheggiare la borsa dei bei ricordi, oppure andare in palestra, ma…facaldo. Holapressionebassa. Scartata l’opzione palestra penso alle domeniche d’estate quando si faceva colazione con la granita di fragole prima di correre al mare a cavallo di un motorino rosso. Allora si che facevacaldo, ma avevo più pazienza, più fede, più sogni. E c’era Eros che cantava…”forse perché i pugni presi a nessuno li ha mai resi e dentro fanno male ancor di più…” Non mi piaceva, ma ci cascavo e sognavo di rendere quei pugni, prima o poi.

La magica cana
Posso avere un altro mirtillo?

Facaldo e le parole si sciolgono una nell’altra, i problemi si dilatano e rallentano il passo, i pensieri buoni frenano e quelli cattivi ne approfittano. Che si fa? Magia!

Arriva la mia cana amorevole, implora fragole e mirtilli. Al terzo mirtillo sembra drogata. Corre per casa inseguendo la palla viola, abbaia, va a prendere il papero travestito da poliziotto inglese, abbaia. Facaldo, ma lei vuole un altro mirtillo.

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