I PERMESSI

Cultura e mondo animale
La cana divora “L’ interpretazione dei sogni” di Freud

Yeahhhhhhhhhh, io adesso mi metto quà, sul divano di casa mia, con la cana che mi russa nell’orecchio e vi racconto tutto quello che mi passa per la testa. Finalmente! Me stessa mi ha dato il permesso. Voi penserete che è normale approfittare di una giornata di ferie per fare ciò che ami e per riposare. No, non lo è. Per me è stato frutto di un lavoro lungo e paziente, di uno smontaggio totale delle aberrazioni imposte da gente poco accorta nel maneggiare le animelle altrui. Per molti anni ho avuto fama di ribelle e testa calda, dopo aver sopportato un’infanzia da ‘assennata, studiosa, triste e Cicciottella è una bambina fatta a forma di bignéééééééééé…(Loretta Goggi, se t’acchiappo te la do io Cicciottella!!!). Adesso ho fame di me stessa. Ho tanta voglia di fare e dire (o anche non dire che è una pratica stupenda) tutto ciò che mi passa per la testa/cuore/corpo/pelle che non ho. La lunga via verso la libertà si sta accorciando. La mia maestra di vita russa fortissimo tra paperelle, ossetti e orsetti, sprofondata nella cuccia più morbida del mondo. Sono stata io a occuparmi di lei, a tenerla in salute e arzilla, io che ho un albero pieno di limoni su un balconcino di città, io che non strappo i trifogli dai vasi perché anche loro hanno diritto a mettere radici dove trovano spazio. Sono stata io, io che nessuno ci avrebbe scommesso un soldo eppure…

Da qualche giorno ho ripreso a meditare: ne avevo davvero bisogno. E’ stato come tornare a casa, dentro me stessa, al sicuro. Dopo mesi di ristrutturazioni casalinghe, lavori forzati, ‘si deve-si deve-si deve- resisti’, nottate al pc e giornate da schiava, ho capito che mi stavo perdendo e che è meglio morire di fame piuttosto che perire per mancanza di se stessi. Durante una meditazione guidata mi sono ritrovata con i piedi nella terra morbida, ho sentito la sensazione di pace totale che mi da il contatto con la natura. Ho sentito la nostalgia. Sono stata costretta ad ammettere che la mia storia con questa città sta finendo o si sta modificando profondamente. Le strade invase da immondizia, i marciapiedi con le moto parcheggiate a motore acceso prima di ripartire rischiando di uccidere i pedoni, lo sporco,la prepotenza, l’arroganza, la porchetta nella vetrina del salumiere, la puzza  di gomma bruciata, le spinte e gli scontri senza incontri, il profumo del mare che non arriva, e ancora arroganza, incuria,sporco, rumore, corpi che sbattono l’uno sull’altro, fretta di fare, di ‘produrre’, di vendere,di ‘realizzare’. Soffoco.

Guardo lei, la faccia da impunita, e riapro il vaso di Pandora dei progetti. Il suo grande naso nero e umido, mi fa da faro. La direzione è quella del desiderio, quella pura del cuore che dice ‘Questo si/Questo no’. E’ semplice.

Vorrei che il vicino di casa si dissolvesse assieme al suo trapano sempre acceso, alla figlia che urla, alla moglie di plastica, ai rumori che impone al prossimo come se il silenzio dei giorni di riposo non fosse un diritto. La bambina urla e lui trapana qualcosa. Sono le 13.37 del Primo Maggio. Perché devo sopportarlo? Soffoco. E attacca la centrifuga del piano di sopra. E negli intervalli c’è l’urlo di bambina. Che poi non è un vero urlo di bambina (suono quasi sempre piacevole),ma una imitazione dell’isteria di un adulto travestita con un abito da principessa in puro poliestere rosa, con applicazioni di pizzo sui bordi. Per fortuna ho la mia calma interiore, la dignità delle mie inclinazioni, la voglia di dedicarmi solo a ciò che mi rende felice e il frigo pieno di verdure biologiche e la dispensa stipata di ingredienti bio che non vedo l’ora di maneggiare. Prego le divinità che non mi distolgano dai miei propositi tentandomi con la necessità di passare l’aspirapolvere e di fare un’altra lavatrice. “Nooooooo, vade retro Satana della casalinga, io non ci sto!!!”.

Adesso mi alzo, metto un tango e comincio a sperimentare ricette, ballando tra un piatto e l’altro.  Quasi quasi impasto pure un pò di pane. Si, già sento il profumo nell’aria. Cana mi guarderà con aria di disappunto e chiederà: “Posso assaggiare?”. Buon Primo Maggio, ragazzi/e. Che il vento dei vostri desideri vi porti lontano e che possiate sempre darvi il permesso di…

 

 

 

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