Rosmarino

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Rosmarino era un bambino piuttosto basso per la sua età, timido, leggermente gobbo. Amava la pizza, il tg delle venti, i lecca lecca alla ciliegia e i capelli ondulati della signora Betta. Non gli piaceva svegliarsi all’alba, motivo per il quale faceva sempre tardi a scuola, e odiava con tutte le sue forze gli esercizi di geometria del mercoledì pomeriggio. Il maestro Piergiannetti le aveva provate tutte, ma lui, con la geometria non aveva nulla da spartire. L’unica figura geometrica che gli causava entusiasmo era la sfera di vetro colorato che si divertiva a lanciare su piste di sabbia improvvisate nella villa comunale del suo paese.

Quando i personaggi bussano bisogna aprire porte e finestre, farli accomodare e lasciarli scorrazzare per casa, scompigliando i capelli e scombinando l’ordine dei fattori. Il risultato sono le storie.

Rosmarino era un signore alto alto, con la testa pelata e problemi di pressione bassa. Lavorava nell’unica banca del suo minuscolo paese, o, meglio, era l’unico impiegato di quella piccola banca. Era troppo magro e amava ascoltare trombettisti jazz ogni sabato mattina dalle sette alle nove. La signora Ciarlotta non era contenta di questa abitudine, essendo lei la sua dirimpettaia; ma il signor Rosmarino se ne infischiava dei malumori della signora Ciarlotta. Ogni domenica faceva un bel bagno caldo. Sul davanzale lasciava una candela accesa perché la buonanima di sua moglie Albertina potesse ritrovarlo in ogni momento.

Comandano loro. Tu devi solo starli a guardare.Con i personaggi tocca essere umili, se li forzi si vendicano e diventano incredibili. A volte saltano di palo in frasca, altre volte se ne stanno immobili su uno scaffale e si prendono gioco di te.

Rosmarino era il soprannome di una mia cugina di terzo grado, Carmela. Viveva in Sicilia,in un paese del quale non ricordo più il nome. Andava pazza per i fichi d’india e per le partite di pallone. Indossava sempre, giorno e notte,un cappellino scuro con una grande visiera che le copriva parzialmente lo sguardo. Amava i pigiami di flanella e le zeppole dolci. La mamma, quando era ora di mangiare, si affacciava al balcone e urlava ”Rosmarinooo, Rosmarinoooooo, Rosmarinooooooooo, Rosmarinoooooooooooo…” e non smetteva fino a che Rosmarino non si era seduta a tavola, composta e con il tovagliolo sulle gambe. A Carmela piaceva essere chiamata Rosmarino dal balcone di casa.

‘E daaaiiiiiii!!!’ urlano i bambini spazientiti quando comincio a giocare con i personaggi. ‘Smettila (aggiungono con tono perentorio). Chi era davvero questo Rosmarino? Lo vogliamo sapere subito.

Chi è Rosmarino?

Secondo me è una bella ragazza, acuta, intelligente,libera, ribelle. E’ una cui piace andare dritta al punto, infatti, quasi tutti i martedì mattina, Rosmarino mi conficca uno dei suoi piccoli aghi nel palato,ma non fa male. Rosmarino si tuffa sulla pizza bianca,  alta, preparata alla napoletana; ci si tuffa alla rinfusa. Ci si tuffa di fronte agli occhi sorridenti del signore mezzo pelato che me la porge da dietro al bancone di vetro, pulitissimo.  Rosmarino sa colpire e affondare. Profuma in modo irresistibile e ti si attacca addosso finché non ti arrendi e dai un altro morso. Rosmarino sorride dal fondo della carta oleata sul quale è scivolata in un attimo di distrazione. Ti fa l’occhiolino, si nasconde e si mette a far l’amore con Sale Grosso, fanno in silenzio, soffocano le risate, ma sembrano fatti l’uno per l’altra. Diamo le spalle al Palazzaccio, attraversiamo il fiume e passeggiamo per Piazza Navona. Facciamo finta di non avere fretta. Rosmarino mi ficca un altro dei suoi aghetti gustosi sul palato, forse per ricordarmi che questo peccato prima o poi dovrò pagarlo,ma io me ne infischio e ingoio saliva aromatica e mi inebrio del piacere della lentezza. Svoltiamo l’angolo di Corso Vittorio ed entriamo in Largo di Torre Argentina;  Rosmarino è svanita. Non c’è più neanche una traccia di quella ragazzaccia pungente e ribelle. Annuso l’aria che sa di smog. Deglutisco ancora in cerca di qualche eco lontana. Sorrido quando la lingua rintraccia ancora un aghetto sottile che per timidezza si era nascosto tra un dente e l’altro. Allungo il passo: il tram numero 8 sta per arrivare. Cana mi aspetta.

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