Pilates, musica e sole

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Caffettiera floppartistica: se il MOMA chiama noi rispondiamo,

Oggi non ce ne è per nessuno, come dicono a Roma. Fa un freddo becco, come dicono in Toscana. C’è il sole, come dicono dappertutto quando, effettivamente, c’è il sole. Stamattina la portiera mi ha detto che ho una bella faccia. ”Ma sei maaaaaaaatttaaaaaaaa???”,ho protestato io, ”Cinque giorni di allergia, occhiaie, esaurimento, pensieri, la cana in sciopero della passeggiata…”, aaaahhhhhhh, aspettate un momento, adesso ho capito perché ho una faccia guardabile: ho dormito!!! Mentre scrivo, al tavolo della cucinina ina ina, subito dopo il veg pranzo improvvisato, la cana mi richiama con la zampa..”Come???Che dici???Hai ancora fame???”. Si allontana e va ad annusare l’armadietto  nel quale tengo tutte le sue cose, premietti compresi. Mi guarda supplicante. Annusa. Ancora sguardo di fame, fame primitiva. I vicini si urlano contro. Adesso lei si è seduta e mi fissa, immobile. Queste si che sono tecniche di marketing. Se la ignoro se ne andrà. Macchè!!!

Rewind. Dormo fino alle 8.47: un tempo da record. Esco con la bestiona imbizzarrita che si barrica nell’officina del meccanico dietro l’angolo e si fa rimpinzare di biscotti. Prima di rientrare, passiamo dalla portiera e daje con altri biscotti. Poi mi preparo la borsa e dico ”Ciao, io me ne vo a pilates, con questo splendido sole. Tu, babbiona mia, te ne starai tra cuscini e lettini, barricata nel tuo castello!”.

Prendo il 766 mezzo vuoto. Bello! Un ragazzo, oppure un giovane uomo, chiamatelo come vi pare, è seduto al posto d’angolo. Indossa una coppola di lana a tinta unita, verde o marrone, colori del bosco in ogni caso, e ha una custodia da chitarra sulle spalle. La figlia dei vicini sta urlando alla mamma ”Bugiarda, sei una bugiarda, NON la voglio, te lo avevo già detto prima…”Ah, benedetta adolescenza e con tutta quell’energia e quella volontà per dire no. Adoro i ragazzi e le ragazze e non perché non son miei, come direbbero i malpensanti, ma perché hanno ancora la forza necessaria per dire no e per prendere posizione. Non sono ragionevoli e questa è una cosa santa. L’irragionevolezza è una benedizione! Sorrido.

Ma torniamo al mio ragazzo musicista. Sta suonando. Batte con le dita a paletta sulla balaustra metallica che si trova di fronte e con il piede colpisce il pavimento a un ritmo perfetto. Non gli importa di ciò che lo circonda. Io lo guardo. Un pò si intimidisce, ma non troppo, non al punto da smettere. Fortunatamente continua. Non può farne a meno. Intanto fuori il sole non smette di splendere e io mi avvicino allo studio pilates. Pigio il pulsante per prenotare la fermata. Mi rendo conto che sto borbottando come un’anziana signora perché l’autista non frena abbastanza dolcemente. Acidina,ultimamente, io, ma ho delle buone ragioni, abbiate pazienza.

La lezione, oggi, sembrava curata dai Togni e dagli Orfei. Bisognava tenere posizioni difficilissime, soprattuto quando hai pochi neuroni e tutti sfiniti.

Eravamo lì, tutte donne, tanto per cambiare (e poi dicono che si rimane single a vita :-)) e provavamo a non farci vincere dalle molle della macchina alla quale eravamo connesse attraverso un sistema che non sto qui a spiegarvi. Provate per credere, o, meglio, per capire. Che spettacolo, ragazzi/e miei/mie. Ogni tanto, non contenta della difficoltà già in atto, io sparavo una battuta e loro giù a ridere e a impiccarsi con tiranti e baricentri. ”A Robbè, me fai morì”. Questa frase mi piace moltissimo. Vedere il sorriso e sentire le risate della gente è impagabile. E’ uno dei motivi per i quali ho deciso di fare l’attrice. Quando il pubblico è composto esclusivamente da bambini, poi, una sola risata vale il Paradiso, ve lo assicuro. E stavamo lì, nella saletta illuminata da questo splendido sole, a prenderci cura di noi, a metterci anche una risata in mezzo. Uno dei miei ultimi psichiatri (Fortunatamente son finiti. Tutto bene, grazie.) diceva che la gente che sta male sul serio la riconosce dal senso dell’umorismo. Chi non ne ha, è proprio grave. Concordo. Ed è davvero raro che io sia d’accordo con l’opinione di uno psichiatra. Il senso dell’umorismo dovrebbe essere prescritto come farmaco salvavita.

Intanto Cana si è schiodata ed è andata in soggiorno. Sento passetti sospetti. Temo che si stia vendicando della scarsità (opinabile) di cibo. Vado a vedere che combina nella sala piena degli scatoloni che sto mettendo a posto. Ho quasi finito, eh. Yeahhhh!!!

Falso allarme. Arieccola. Appena mi ha vista si è ringalluzzita e ha ricominciato la questua. Adesso si è sdraiata di fronte all’armadietto dei premietti. Io farei un caffè, e mi concederei pure un vegan biscottino cacao, amaranto e fiocchi d’avena. Mi aspettano giornate di lavoro e tanti ponti verso la gioia da costruire e sto facendo un sacco di cose interessanti anche se, talvolta, mi abbatto. E poi, uscita da pilates, dopo le ultime chiacchiere e risate con le signore, mi son comprata un bel giubottino, un bel vestitino, ho camminato canticchiando fino alla fermata del bus che non arrivava. Mi son detta ”Vabbè, vado a piedi”, ma un mezzo che recava la scritta ‘Fuori Servizio’, improvvisamente ha accostato, ha fatto apparire il numero 766, ha aperto le porte e mi ha portata a casa. Sembrava una delle migliori scene di Harry Potter. Che forza!!!

Chi la dura la vince, disse Floppartista mentre il 766 prendeva il volo verso nuove avventure!

 

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