NOVANTA

Nella Smorfia la paura fa novanta. Novanta è il numero della paura. Quarantotto è il morto che parla, ma questi morti non possono parlare. Novanta persone, novanta migranti naufragati di fronte alle coste della Libia. Ricordate quanto era bello passeggiare sulla spiaggia in cerca di conchiglie? Adesso ci troviamo corpi, sulle spiagge. Ci troviamo i corpi senza vita di ”persone”, esseri umani di ogni età che hanno desiderato di poter vivere, che avevano il diritto di vivere. Ci troviamo i corpi di gente morta nel peggiore dei modi nelle acque nelle quali festosi bagnanti trascorrono i mesi caldi, nuotando e ridendo in questo strepitoso Mediterraneo. Mediterraneo, culla di civiltà, fonte di storie e di cultura, mare in mezzo alle terre. Mare bianco per i turchi, mare nostrum, riflessi, tutte le sfumature del blu e quelle del viola e del verde, profondità, promesse. L’uomo nero è cattivo? ”Ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do? Se lo do all’uomo nero se lo tiene un anno intero, se lo do all’uomo bianco se lo tiene tanto tanto…”

La paura fa novanta per novanta paure differenti. Se la dai all’uomo nero se la tiene un anno intero. Novanta per novanta sogni spenti, respiri mozzati, possibilità finite. Se non mangi chiamo l’uomo nero. L’uomo nero ha fatto a pezzi la ragazza e l’ha messa nelle valigie. L’uomo bianco ha sparato agli uomini neri.

I pakistani fanno novanta per novanta bocche scure piene d’acqua e non da bere, bocche che non possono più dire cosa sognavano prima di morire. E poi c’è l’uomo bianco, quello, da sempre, migliore degli uomini blu, dei verdi, dei fucsia e, soprattutto, dei neri. C’è un cinquantenne con la faccia bianca che carica in auto una bambina perduta (perché di una bimba si trattava) e fa sesso con lei, le mette in mano una banconota da cinquanta euro e va via. La bambina non ci si compra le caramelle, con quei cinquanta euro. Corre, invece, ad acquistare un giro sulla roulette russa ed è il giro sbagliato. So cosa vuol dire. Riesco a sentire il battito di quel piccolo cuore perso in mezzo a estranei. Era un cuore inquieto che, col tempo e la fatica, avrebbe trovato il giardino nel quale splendere, il posto, la casa, l’appartenenza. Meritava, come tutti, di provarci. Io son riuscita a riportarmi a casa. Lei ha perso la battaglia e la guerra nello stesso istante. L’uomo dalla faccia bianca l’ ha traghettata verso la fine, indifferente, colpevole. Certo, le donne sono esseri conturbanti i cui corpi dovrebbero rimanere sempre giovani, divine creature venute al mondo per il piacere e il soccorso dei maschi. Certo, le donne sono sante, mamme, morbide, sode; le femmine son buone fino all’età della febbre, ho sentito dire: fantastiche dai 37 ai 40. Noi lo sappiamo bene cosa ci fanno i nostri ‘visi pallidi’ con le ragazzine. Abbiamo illustrissimi bianchi che si trastullano con le bamboline e, in quelle occasioni, non importa loro quale sia il colore del giocattolo. Conta solo che sia nuovo. ‘Signorina’, disse il produttore (il produttore dal viso molto bianco e dal grande stomaco), ‘faccia un giro su se stessa. Mi dia un bacetto, signorina’. Chissà…avessi dato un bacetto, avessi girato su me stessa…chissà se la mia storia avrebbe avuto modo di continuare.

Rewind. Viso Pallido vede Cappuccetto Rosso persa nel bosco, ferma l’auto e la fa salire. Cappuccetto Rosso è certa di aver bisogno di farsi, ma Viso Pallido la tiene stretta, la ama, non se la fa per cinquanta euro. Viso Pallido diventa un papà e la ferma per il tempo necessario. La tiene stretta per tutto il tempo che le occorrerà a riprendere fiato…

… le racconta la storia di quando non avrà più voglia di farsi, del rumore del mare, dei bignè alla crema, dei viaggi, delle risate, della compagnia, dei cani e dei gatti, di tutta la vita che c’è dietro l’angolo, che è bella anche se fa male e di tutti i papà e le mamme che dovremmo e potremmo essere per tutte le Cappuccetto Rosso e i Pollicino che si perdono e ci passano accanto e basterebbe tendere una mano e basterebbe, lo so, perché ho passato molta vita nel bosco a sognare un papà e una mamma che mi riportassero a casa. Invece no, novanta per novanta per novanta per novanta per novanta…(‘[…]che razza di esseri siete! Si, anche tu! Siete capaci di inventare la teoria dei quanta, la teoria di Trendelen-burg e lasciate che dei semiselvaggi vi ordinino di conquistare il mondo e di separarvi dalla moglie che vorreste avere. Siete dei mostri, o dei lecca-piedi di mostri…-Bertold Brecht, La moglie ebrea) …per novanta per novanta numeri e non persone, esseri di poco valore, di tutti i colori ma se son neri valgono meno…Ma la storia la fa la gente: la storia siamo noi e a Macerata l’hanno capito e la maggioranza, anche se silenziosa, lo sa. La storia la stanno scrivendo quelli che non si sono fatti incantare dai semiselvaggi, quelli che sono in corteo a dire ‘e mo bbbasta!’.

La storia siamo noi, quelli di Macerata oggi, quelli tra noi che non sanno distinguere un colore dall’altro, quelli che son rimasti umani e non hanno bevuto le loro paure inventate, quelli che diventano mamme e padri di tutti i bambini. La storia la scrivono quelli umani: tribù di umani.

La storia siamo noi, io e te, che ci facciamo forza in mezzo a una vita difficile ma che è valsa la pena, appoggiate l’una all’altra per non crollare quando tutto cospira contro di noi; io certa della mia direzione e tu semplicemente tu, tenera, buffa, con una immensa anima canina a implorare cibo e a leccarmi la faccia mentre piango sbigottita da certi esseri umani, si ho detto sbigottita da…è proprio ciò che intendo. Siamo noi, nascoste nella nostra tana a rifarci il trucco per il prossimo show, a far bollire le patate per il tuo prossimo pasto. Siamo noi, noi che per scodinzolare ci basta incontrarti e va bene così.

 

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