FACCIO LE VOCI

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– Recitavo a venti, recitavo a trenta, recito ancora: ho solo smesso di contare e mi hanno regalato un paio di capelli bianchi! –

Oggi ho finito di lavorare alle 20.36. Quando son tornata a casa la cana aveva già acceso i fornelli per portarsi avanti con la cena. Era affamatissima. La giornata è stata delle più folli. Ha compreso, tra le altre nutrientissime pietanze, un allenamento a ora di pranzo che avrebbe ucciso un bue in forma. figuratevi me che di forme ne ho fin troppe e male assortite.

‘Maestra, me lo dici con la voce del nonno?’, mi ha chiesto Karim mentre gli spiegavo la differenza tra la scala Celsius e la Fahrenheit.

Tutto è cominciato quando, a causa della stanchezza e della difficoltà a concentrarmi sulla lezione di scienze, ho inventato un personaggio maschile che, con voce roca, lo incitava a concentrarsi su fluidi e solidi e particelle in eccitazione e molecole e atomi ecchenepossiamosapereppiùnoi. ‘Ma tu fai tutte le voci, maestra, sembra che puoi essere un maschio e una femmina. Sai fare i vecchi?’ E…secondo voi…mi son lasciata pregare? ‘E perché i nonni sono senza denti?’. Rideva a crepapelle e faceva domande a raffica e capiva. In queste circostanze mi rendo conto di quanto sia nobile, utile e sublime l’arte della recitazione. Io ci faccio tutto: è il mio prezzemolo di ogni minestra. Se un bambino non capisce una cosa, divento quella cosa, la rendo viva e la faccio muovere. Mi trasformo in atomo eccitato, in legame forte o debole, in unità di misura: non c’è limite e questo è il bello. Cercavo una soluzione per sbarcare il lunario e ho capito che il mio mestiere è come la casa della lumaca: ovunque vada , qualunque cosa faccia, lui viene con me.Cresce con me. Mi rimane fedele. E io rimango fedele all’amore che ho nei suoi confronti.

Quando recito sorrido anche se sto piangendo. Ogni luogo è una scena e non ho paura di niente. Quando recito sono a casa, in una casa da lumaca, che viene sempre con me.

Karim è stato felice di preparare la verifica di scienze con tutti i personaggi che ci son venuti a trovare. Io non mi son fatta pregare. Ho fatto la principessa, la nonna sdentata, anche il nonno e il bambino. La nonna sdentata ha vinto per popolarità su tutti gli altri. I bambini che ci sentivano dall’altra stanza, hanno inventato ogni scusa per entrare e capire cosa fosse tutto quel divertimento durante la lezione di scienze. Io me li sono immaginati come costretti fuori dalla platea di un teatro nel quale il pubblico si sta divertendo da matti. Lo spettacolo era talmente bello che i biglietti sono andati esauriti. Siamo sold out, ragazzi. Non so descrivere la gioia che provi a essere sempre sold out, a riuscire, in un modo o nell’altro, a carpire l’attenzione e anche la risata di questi ragazzini.Grazie al teatro, ci saranno generazioni di bambini e bambine che ricorderanno atomi e cellule con una risata piuttosto che come un incubo. Forse ripenseranno a quella volta in cui mi son messa a vibrare tutta, fingendo di essere una particella riscaldata, e ripetevo: ‘Sono la particella di un solido, i miei legami son troppo forti, posso solo vibrare se mi riscaldi. Ma vibro forte, eccome!’.

Oppure, molto più probabilmente, quando parleranno di me in futuro, diranno ‘te la ricordi quella pazza?’ e io sarò felice, perché essere matta è la cosa migliore che mi sia capitata fino ad oggi.

Vi voglio bene, pubblico di falliti/e!!!

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