IL MESTIERE DEI CAPPOTTI

L’ altra mattina ero nello spogliatoio della palestra a cercare di riprendere i sensi dopo un allenamento folle di crossfit. Ero zuppa di sudore, ansimavo

il_cappottoiperventilavo e ipoventilavo contemporaneamente, mi doleva ogni parte del corpo e non avevo la forza di muovere un muscolo. Me ne stavo immobile, seduta sulla panca di mattonelle grigie,  e praticavo uno dei miei hobbies preferiti: spiare e immaginare la vita degli altri.   Avevo indossato la mia nuova felpa verde hulk (odio il verde, in generale,  ma la tonalitá hulk mi da forza)e calzavo il cappuccio tirato giù fino alle sopracciglia.

Sembravo il resto di un budino alla menta abbandonato su un ripiano del frigo.

Una delle ragazze del mio corso,  una bella donna con

un fisico spettacolare che si lamentava di avere assunto troppi grassi nel corso delle festivitá (mah!), é entrata negli spogliatoi per prendere la borsa. Ho pensato ‘Deve essere un avvocato’e ho avviato le psico indagini. Mentre pensavo,  ho,  inavvertitamente, alzato lo sguardo, e ho visto il suo cappotto,  appeso,  triste,  tutto solo,  oddio…era color cammello. Avevo ragione. Scommetto forte che la riccia magra é un avvocato.

E poi lo sguardo ha cominciato a vagare,  da una giacca all’altra, da una felpa a un cardigan. C’era il minuscolo giubotto della ragazza col ciuffo, quella che se lo pettina poco prima di entrare in sala per allenarsi (Mah!).

Io, quando vado in palestra,  sembra che abbia rubato un nido di rondini e lo stia indossando al posto dei capelli.

Ma torniamo ai cappotti.  Ho osservato a lungo una giacca sintetica a fiori stampati da maestro d’asilo,  credo. Poi ho visto una felpa blu scuro,  severa,  di una donna inglese,  severa anche lei…che sia una prof?  Non eravamo in molte,  eppure l’osservazione é durata un bel pezzo. Ho viaggiato nei mestieri ipotetici di quella donne e, immaginando,  mi sono infilata nei loro cappotti, ho visitato le loro case,  cavalcato i loro motorini, combattuto il loro capufficio, pettinato le loro bambine, discusso le loro separazioni

…svegliaaaaa. Son solo quattro giacche appese nello spogliatoio femminile di una palestra…e che sarà mai!

Ho persino discusso con il parcheggiatore abusivo che sta di fronte al tribunale, perché mi voleva far mettere la macchina fuori dalle strisce e lui, risentito, mi ha gridato ‘Avvocata, così non si fa’ e si è allontanato con passo veloce. Ho umiliato uno studente perché la sua tesina era illeggibile e ho parlato lingue sconosciute perchè oramai stavo nel cappotto di un’altra e la cosa mi divertiva moltissimo.

Quando sono uscita son passata di fronte al tavolo della segreteria e ‘Tutto bene,  Robertí? ‘, mi chiede uno dei titolari. Dico di si e sorrido e saluto e corro come al solito trafitta dalla realtà,

ma vorrei dirgli del mio viaggio e dei cappotti che lavorano e vorrei fermare tutto e raccontare quante cose ci sono nella mia testa…ma dai…scherzavo… non son mica matta,  io. Sssshhhh,  non lo diciamo a nessuno!

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